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Introduzione alla pH-impedenziometria

La pH-impedenzometria esofagea è considerata il metodo più affidabile per identificare il reflusso gastroesofageo (RGE) perché consente di riconoscere qualsiasi episodio e di definirne la sua composizione, durata, localizzazione e pH.

La pH-impedenziometria combina la misurazione del pH e dell’impedenza (vale a dire dell’opposizione o resistenza al flusso) intraesofagea. L’impedenzometria si basa sulle ripetute variazioni in concentrazioni di ioni che avvengono nell’esofago per il transito d’aria (aumento d’impedenza) o di liquido (calo d’impedenza).

Come nella pH-metria, un sondino è inserito dal naso e posizionato in esofago distale al fine di trasferire i dati, per 24/48 ore, ad uno strumento di registrazione portatile.

La presenza sullo stesso sondino di multipli (in genere 7) anelli metallici (che formano a due a due un canale d’impedenza) e di 1 o 2 elettrodi pH-metrici per mette di identificare tutto ciò che transita nell’esofago (materiale acido e non acido, a contenuto liquido, gassoso o misto), distinguendo, secondo la progressione della modificazione dell’impedenza, una deglutizione da un reflusso e precisandone la sua durata ed estensione prossimale e distale.

Il software fa un’analisi automatica delle variazioni di impedenza e di pH, permettendo di fare una discriminazione e classificazione accurata dei vari episodi.

pH-impedenziometria